Nel corso della nostra evoluzione ci siamo sempre necessariamente confrontati con la natura circostante che è stata vissuta e descritta in talmente tanti modi che a volte, nella nostra attualità, sembra ancora essere multiforme e multianima. O forse è davvero una dimensione così portentosa da riuscire ad avvolgere il tutto ed essere una madre nutrice che offre amore incondizionato e ispirazione, un’antica entità che merita massimo rispetto e protezione.


Esistono luoghi che più di altri offrono l’opportunità di essere accoglienti come una culla in cui il tempo sembra sospeso, ricchi di alberi, bosco, laghi, crinali dove i colori delle stagioni si susseguono nella loro forza prorompente e la coesistenza tra uomo, ambiente e animali è in armonioso equilibrio. Dalla città raggiungiamo la tenuta di Sant’Uberto, bioagriturismo annidato tra le colline del comune di Monterenzio. Ci accoglie Lucia Santini, Insegnante di scienze motorie, imprenditrice agricola con formazione in Outdoor education e portatrice di luce attraverso i suoi occhi azzurri come il cielo limpido. Sorridiamo e chiacchieriamo lasciando per un po’ correre in ordine sparso i pensieri e le emozioni.
Ma che cosa è Sant’Uberto? E Lucia ce lo rivela attraverso gli elementi della natura che ispira e genera ogni correlata attività e pensiero. Dalle sedute realizzate con tronchi in legno di recupero dove ci si può disporre in cerchio a parlare o a svolgere attività didattiche e al cui centro può essere collocato un focolare che riscaldi; dalla panchina di legno intagliata abilmente e affacciata sulla vallata da cui, come direbbe Leopardi, si può contemplare l’immensità; dal percorso sterrato che conduce ad uno dei laghi e dalle cui pieghe emergono foglie, orme di animali selvatici, fossili, tutti protagonisti e testimoni di quanta vita scorre in ogni angolo.

Perché l’esperienza è conoscenza; ciò che osserviamo, tocchiamo, utilizziamo si traduce nel pensiero e si imprime nel nostro mondo interiore come una guida che ci indica un cammino, una visione. Possibile che nel nostro oggi, epoca di intelligenza artificiale e di tecnologie informatiche avanzate, l’insegnamento più incisivo, efficace e veritiero arrivi ancora dalla natura? Secondo Lucia l’educazione naturale riveste a maggior ragione in questo nostro oggi un ruolo chiave nella formazione delle nuove generazioni, perché mantiene continuità con gli antichi saperi ma sa esistere nella realtà attuale, con ritmi scanditi e concretezza delle sue componenti.


Iniziamo allora a comprendere la personalità della tenuta di Sant’Uberto, un gymnasium di vita in natura che educa chi ci si avventura. Avventure in natura, appunto. Quassù durante l’estate, bambine e bambini, ragazze e ragazzi, possono vivere a contatto con i ritmi del bosco. L’esplorazione, la conoscenza attraverso la riattivazione dei sensi, la costruzione di elementi naturali in un contesto giocoso si vanno a connettere con i loro canali espressivi a volte anestetizzati da tempo. Accarezzare un albero, rotolarsi nel prato, orientarsi nel bosco sono pratiche che rafforzano la percezione di sé, del proprio corpo.

Così questo magnifico ambiente naturale si rivela come una palestra piena di strumenti in cui ‘avventuriere ed avventurieri’ attraverso un approccio sensoriale, il movimento ed il gioco, si esprimono e sono aiutati secondo i principi della psicomotricità a rendere più armonici i corpi, le emozioni, gli aspetti cognitivi e più efficaci le capacità di empatia, di comunicazione e di relazione. Abilità trasferibili in ogni contesto di vita. Constatare inoltre che il bosco e la collina sono già lì da molto prima di noi, da migliaia di anni fa, induce a provare un sentimento di rispetto che si traduce in cura. Cura che si declina in farsi carico perché come dice Lucia alle giovani esploratrici ed ai giovani esploratori: “Abbiamo occupato il bosco, quindi dobbiamo occuparcene” e perché anche se nell’immaginario desideriamo una natura in autogestione, alla Sant’Uberto si arriva a comprendere attraverso il suo esempio che la nostra presenza non solo è possibile ma è anche spesso auspicabile per il bene di tutto l’ecosistema.




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